Legge 285/97

La Legge 28 Agosto 1997 n. 285 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza” ha aperto un nuovo approccio nelle politiche socio-educative in Italia, apportando tre innovazioni principali nell’ambito delle politiche sociali:

  1. si passa dalla cultura deterministica della risposta emergenziale vincolata ad un bisogno, alla cultura della promozione e della garanzia dei diritti di cittadinanza;
  2. acquista visibilità e dignità (politica, culturale ed economica) il concetto di prevenzione, intesa come strategia e metodologia d’intervento finalizzata alla costruzione di benessere individuale e collettivo orientati ad un innalzamento dei livelli medi di qualità della vita;
  3. si passa da un’idea di intervento targettizato rivolto cioè a fasce precise ed individuabili di popolazione, ad interventi più trasversali e policentrici.

Nuovi sono anche l’approccio e il metodo. La legge 285 propone infatti una programmazione partecipata, a livello di ambito territoriale. La legge 285/97 sceglie gli itinerari della crescita, della formazione e della socializzazione delle persone come luogo di prevenzione del disagio e di rafforzamento delle identità, di sviluppo del benessere e della cultura, di misura dell’efficacia politica ed amministrativa nella gestione degli spazi e dei tempi che abitiamo.

La legge prevede interventi sul disagio, ma non è solo una legge di contrasto del disagio. In realtà essa mira a sviluppare una politica sociale concepita come investimento per lo sviluppo delle persone e delle loro condizioni di vita attraverso un’ampia gamma di interventi che consenta, principalmente ai Comuni, di favorire sul proprio territorio l’esercizio dei diritti di cittadinanza per le nuove generazioni. Ciò spiega perché, al di là delle singole manifestazioni del disagio, essa si preoccupi di prevedere l’informazione ed il sostegno per le scelte di maternità e paternità, di curare la creazione di luoghi di incontro e di socializzazione tra pari e tra adulti e bambini, di favorire la realizzazione di azioni concrete volte a migliorare i luoghi di vita, a consentire l’offerta di iniziative educative di qualità.

La sua applicazione contribuisce ad individuare una soglia quali-quantitativa minima di interventi nei casi di disagio (assistenza economica e domiciliare, affido familiare, accoglienza in strutture di tipo familiare) ed un “ventaglio” di opportunità di sviluppo per tutti (sviluppo di nidi innovativi autogestiti da famiglie, diffusione della conoscenza dei diritti, tempo libero, città amiche dei bambini e delle bambine…).

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